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la storia.
Un'antica leggenda popolare narra che un contadino trebbiava il grano nel
giorno della festa della Madonna del Sirino, e fu, per questo, fatto
sprofondare coi suoi buoi nelle viscere della terra. Da questo episodio
nacque il piccolo guscio d'acqua.
Per la scienza, invece, è un tipico lago di sbarramento adagiato in una
dolina e alle falde della vetta omonima, sugli 800 mt di altitudine (molto
più a monte del bacino pleistocenico che 6OOmila anni fa invadeva la
valle del Noce). Posto sull'ipotetico percorso dell'antica Via Popilia (ai
Cerri è stata ritrovata una fornace romana) e nei pressi degli
insediamenti arcaici di Irie e l'avanposto di Castelnuovo, il Lago - che appare
già nelle carte del 1600 - in epoca feudale apparteneva
all'Università di Rivello. Sul poggio i principi di Belmonte vi
possedevano una villetta poi andata distrutta. Dal 1834 passò al
Comune di Nemoli e quasi contemporaneamente fu sfiorato dalla strada Consolare
delle Calabrie, l'attuale SS 19, diventando crocevia nel 1857, con la
Sapri-lonio. Il luogo alpestre, prima riservato a pochi intimi e ristoro
degli armenti, venne ammirato dai viaggiatori dell'800, poi da quelli in
ferrovia e più tardi dall'autosole. Sulle sue rive transitarono anche le
Mille camice rosse di Garibaldi, in cammino verso il Volturno. Più tardi
fu luogo di scorrerie brigantesche e, nel settembre del '45, divenne teatro dei
bombardamenti angloamericani sulla ritirata tedesca. Più volte
toccato alla carovana del Giro d'Italia e dal grande traffico Nord-Sud, fino
all'avvento dell'autostrada è oggi un posto rinomato sia per la bellezza
che per le attività commerciali.
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